In Francia, la professione infermieristica costituisce il primo corpo sanitario per numero di professionisti. Questi professionisti svolgono atti tecnici, monitoraggio clinico, educazione terapeutica e un accompagnamento umano in ogni fase del percorso di cura. Il loro ambito di intervento si estende dall’ospedale alla casa del paziente, passando per le strutture socio-sanitarie e gli studi privati.
Disallineamento tra competenze riconosciute e pratica effettiva sul campo
La legge del 27 giugno 2025, prima legge-quadro dedicata alla professione infermieristica, ha inserito nel Codice della salute pubblica atti già esercitati quotidianamente: consultazione infermieristica, diagnosi infermieristica, prescrizione a determinate condizioni. Il decreto del 24 dicembre 2025 ha precisato le modalità di applicazione.
Su carta, questo quadro giuridico chiarisce il ruolo specifico dell’infermiere e apre la strada a un esercizio più autonomo. In pratica, l’attuazione rimane disuguale. Alcune interrogazioni parlamentari presentate al Senato segnalano che i software professionali utilizzati negli istituti non sono tutti adattati alla prescrizione infermieristica. Alcuni strumenti non consentono semplicemente di registrare una consultazione infermieristica nella cartella clinica del paziente.
Questo disallineamento tra testo di legge e realtà operativa frena l’applicazione concreta delle nuove competenze. Un sindacato come convergenceinfirmiere.fr avverte regolarmente su questi ostacoli tecnici che rallentano l’implementazione del sistema.

Accesso alle cure infermieristiche: persistono le disparità territoriali
La professione infermieristica è spesso presentata come una rete di prossimità che copre l’intero territorio. I dati dell’Insee sfumano questa immagine. Nel 2024, l’accessibilità potenziale agli infermieri variava notevolmente tra i comuni e si è persino leggermente deteriorata rispetto al 2023.
In altre parole, la presenza nazionale di una professione non garantisce un accesso reale alle cure in ogni area di vita. Due fenomeni si sommano:
- La concentrazione delle installazioni private nelle aree urbane o costiere, a scapito dei territori rurali o periurbani carenti di professionisti della salute
- Il invecchiamento della popolazione, che aumenta la domanda di cure infermieristiche a domicilio in aree dove l’offerta ristagna o diminuisce
- L’assenza di una regolamentazione vincolante sull’installazione, a differenza di quanto esiste per le farmacie, ad esempio
Quindi, l’ampliamento delle competenze votato nel 2025 non si traduce automaticamente in un miglior accesso alle cure. Senza azioni sulla distribuzione geografica degli organici, le riforme beneficiano soprattutto i territori già ben dotati.
Infermiere in pratica avanzata: uno status che ridefinisce i confini
Lo status di infermiere in pratica avanzata (IPA) rappresenta un cambiamento strutturale nell’organizzazione delle cure. Un IPA può seguire pazienti affetti da patologie croniche stabilizzate, rinnovare prescrizioni mediche o eseguire atti tecnici precedentemente riservati ai medici.
Questa posizione crea un livello intermedio tra l’infermiere laureato e il medico.
Cosa cambia la pratica avanzata nel percorso del paziente
Per un paziente seguito per malattia cronica (diabete, insufficienza cardiaca, patologia respiratoria), l’IPA diventa un interlocutore regolare in grado di adattare il trattamento senza attendere un appuntamento medico. Il tempo tra l’insorgenza di un sintomo e l’aggiustamento terapeutico si riduce, limitando le complicazioni evitabili e i passaggi al pronto soccorso.
La questione del ricorso diretto rimane una sfida della pratica avanzata. Consentire ai pazienti di consultare direttamente un IPA, senza passare prima da un medico, migliorerebbe la fluidità del percorso nei territori dove i tempi di attesa per una consultazione medica superano diverse settimane.

Proiezione degli organici infermieristici di fronte all’invecchiamento demografico
Le proiezioni pubblicate dall’Insee indicano che i bisogni di cure infermieristiche progredirebbero più rapidamente degli organici in impiego entro il 2050. L’invecchiamento della popolazione francese comporta un aumento meccanico della domanda di cure a lungo termine, di assistenza domiciliare e di accompagnamento alla fine della vita.
Questo squilibrio prevedibile solleva una questione di capacità globale del sistema, distinta dalla sola distribuzione delle competenze. Formare un numero maggiore di infermieri non è sufficiente se le condizioni di esercizio (retribuzione, carico di lavoro, riconoscimento statutario) non consentono di mantenerli in servizio.
Formazione e attrattività della professione infermieristica
Il percorso di formazione iniziale in cure infermieristiche dura tre anni e alterna insegnamenti teorici e tirocini clinici. L’universitarizzazione del corso, avviata da diversi anni, mira a avvicinare la formazione infermieristica agli standard europei e a facilitare i passaggi verso la pratica avanzata o la ricerca.
Tuttavia, l’attrattività della professione rimane un tema di tensione. La difficoltà fisica e psicologica pesa sulla fidelizzazione dei professionisti, in particolare nei servizi ospedalieri ad alta intensità (pronto soccorso, geriatria, rianimazione). Il tasso di riconversione verso altri settori, sebbene non sia precisamente quantificato nei dati pubblici recenti, costituisce un indicatore monitorato dalle autorità.
La legge del 2025 fornisce una base giuridica attesa da tempo dalla professione. Il suo effetto concreto dipenderà dalla capacità degli istituti di adattare i loro strumenti, dalla volontà politica di agire sulla distribuzione territoriale e dal mantenimento di un flusso di formazione sufficiente per assorbire la crescente domanda di cure nei decenni a venire.



